lunedì 21 dicembre 2009

Ricordi dall'ottantacinque



I piatti sbuffano sul lavabo con la padella, in attesa come passeggeri alla fermata del tram.
Attendono e nel frattempo rimbrottano soffocati gli uni dal grasso gli altri dalle sciarpe.
Bevo un bicchiere di vino e nevica. Porcoboia se nevica.
Guardo fuori dalla finestra: saremo più o meno a mezzo metro ormai. Scende ininterrottamente dalle 15... Alzo il volume dello stereo per sentire un po' meno il freddo che attraversa il vetro (stanno passando Psycho Killer dei Talking Heads: che sia un caso?).

Sono passati 24 inverni ma il ricordo non può che andare a quel 1985. Allora la neve mi divertiva: berretta rossa di lana ben calata in testa, giacca a vento rosso blu lucida e soprattutto bob rosso che pareva una Ferrari, con tanto di freni e sellino imbottito quasi quanto le mie guance da "pischello". Anche allora a tirarmi, a fare il lavoro sporco, era il mio team manager di fiducia: mio fratello. Avevo già la mentalità del pilota e impartivo ordini chiari. Che rompiballe.
Più tardi quel bob divenne la minicross Morini e poi il motorino e poi la moto. In ogni caso c'era sempre il mio team manager personale con i miti consigli e in fondo anche oggi è così e un giro in moto senza di lui che a ogni sosta mi raccomanda prudenza ha la metà del gusto. Sarà questione di abitudine? Chissà...

I vasi sul terrazzo ormai non si vedono più e i camini sui tetti di questo quartiere, uguale a tutti gli altri o pure peggio, spuntano appena con la testa e sbuffano bianco affannati.
Non è che non nevichi mai, anzi per i miei gusti nevica pure troppo. E non è che non si sapesse: il week-end aveva già offerto la sua dose di bianconatal e ieri i meteorologi con la precisione di biologi genetici si erano raccomandati di non prendere l'auto perché per le 3 si attendeva l'abbondante nevicata. E infatti i milanesi cosa hanno fatto? Tutti in macchina: chi in colonna, chi alle prese con manovre autodistruttive chi con i paraurti incastrati allo stop. Dal punto di vista sociologico la neve a Milano è sempre un esperimento interessante: Benché nevichi dalle due alle dieci volte l'anno è sempre come fosse la prima volta e la gente non sa più che fare, presa alla sprovvista. Voglio dire, mica è uno tsunami o un terremoto che non te lo aspetti...

Se un quarto di secolo fa la neve mi divertiva ora la vivo come un impiccio inutile. Le ho tolto tutta la poesia, ora è semplicemente un impedimento alla mia giornata di lavoro, ai miei impegni, ai miei spostamenti. Oggi è una rottura di balle, una delle peggiori.
Ma non stasera, stasera è solo un ricordo che passa da un vetro mentre io me ne sto qui con il mio bicchiere di vino. I piatti aspetteranno, come i passeggeri del tram.

venerdì 18 dicembre 2009

Nati comodi

Attenzione: state per leggere un post evidentemente inutile.


Fa freddo.
Se qui al mio fianco ci fosse mio nonno paterno, soldato tra le nevi come Rigoni Stern, lo sentirei controbattere "in Russia sì che faceva freddo". Quando ero piccino me lo ripeteva in continuazione, non c'era giorno durante i mesi invernali che non si avverasse questo scambio di battute.
Finora quest'anno c'era andata bene, a noi MiM (Motociclisti Invernali Masochisti), ma oggi nevica. Da qualche giorno si è fatta dura, l'inverno alla fine è arrivato e la voglia di vestirsi come Gagarin ogni mattina per andare in ufficio è venuta meno. Mi espongo dunque qui davanti a tutti voi, cari amici, per fare outing. Ammetto pubblicamente che ho ceduto al richiamo della comodità. Non a quella di una moderna vettura giacché una vettura non possiedo. Ma a quella ben più modesta dei mezzi pubblici, tram e autobus noti con l'effige ATM che, come definii in passato, è l'acronimo appunto di Antiche Torture Milanesi.
Ma non voglio fare un post sull'utilizzo dei mezzi pubblici, magari in futuro, sono qui per rendervi testimonianza del mio cedimento: ho parcheggiato la moto sotto una tettoia e lì è rimasta. La vedo ogni volta che entro ed esco, ci butto un occhio rapido per verificare che tutto sia apposto ma ho un po' paura ad avvicinarmi e non mi faccio notare. Credo che se la sia presa. Come quando a seguito di un battibecco con la fidanzata segue il silenzio. Lasci passare qualche giorno, giusto il tempo che ci vuole per capire che sei un pirla e che bastava farla subito quella maledetta telefonata e le cose si sarebbero sistemate al volo anziché aspettare inutilmente che a chiamare questa volta fosse lei. Andiamo, lei è bellissima e poi è lei, non può farlo. E' inutile fare l'uomo che non deve chiedere mai, trincerato dietro una barba da tre giorni e un cocciuto silenzio. Tu chiedi eccome, stai solo fingendo perché sei un debole e hai preferito la comodità. Così passano i giorni e le cose peggiorano, il rapporto svanisce.

Sono qui, amici, per rendervi questa testimonianza. Ho preferito quella comodità. Ho dunque tradito la mia fedele due ruote per un filobus sporco, arancione e di fascino pressoché nullo. Più che pentirmi me ne vergogno. Sono nato nell'era della comodità, solo questo posso citare a mia discolpa. Una volta gli inverni erano più rigidi e non c'erano alternative: mio padre meno di cinquant'anni fa si sparava quindici chilometri di aperta campagna pedalando più forte che poteva per scaldarsi e non c'aveva neppure il Moncler. Di mio nonno meglio non raccontare. La mia generazione invece è abituata bene. Ho amici che usano la macchina anche per andare a pisciare ed io non è che mi sento un virtuoso solo perché mi ciuccio il freddo in moto o sui mezzi. Sono solo un po' meno comodo, ma solo perché subentrano altre variabili come il denaro.
Anzi, per non gelarmi il nasino non esco quasi più di casa, sono diventato un eremita e amici e conoscenti sospettano sia solo per evitare il tour di auguri natalizi. Ma non è così, lo giuro. Il tour natalizio lo eviterei comunque con qualche scusa brillante.
Lezione numero 6: fa freddo e nevica pure, ma alla fine è solo la volontà che ti frega. Cioccolata calda?

photo credit: John© Flickr.com

martedì 1 dicembre 2009

Citazioni automobilistiche vagamente autobiografiche



Credo che rendere pubblico un listino fasullo non sia lungimirante.

Sempre per proseguire il tema dell'ultimo post, riprenderò con le mie avventure nelle concessionarie d'auto:

è prassi per il costruttore dichiarare un prezzo di X peraltro identico a quello dei concorrenti con differenze dell'ordine dei 100 euro per far capire se il prodotto si pone in fascia alta o bassa. Poi, al momento del preventivo, quel prezzo diventa di X+2 perché la vernice, le ruote, i sedili... Ma non temere, ci sono gli incentivi, gli sconti e i buoni pasto, così ti costa solo X-3. Caspita! La compro. Puoi usufruire di questo finanziamento a tasso 0 per 256 mesi. Tasso 0? Sì. Quanto mi costa? 0, solo il costo della pratica. Poi c'è l'assicurazione sul credito. Ah, e poi l'assicurazione sull'assicurazione sul credito. Ci sarebbe anche una polizza obbligatoria furto incendio ed eventi sociopolitici. Eventi sociopolitici? Sì. Per 1 euro le diamo anche un paio di calzini in filo di scozia. Quindi? Il totale è X+3. Ma dato che finirai di pagare l'auto fra 21 anni te ne sbatti e firmi.

Morale: tu paghi X+3, ma la tua auto che varrebbe X viene in realtà recepita dal mercato con valore X-3, quello della sommatoria degli sconti. Cosa comporta? Comporta che appena uscito dalla concessionaria l'auto vale già X-4. Di conseguenza non ti libererai più di lei, se non rottamandola sfruttando una prossima tornata di incentivi fra 15 anni (di conseguenza il produttore attende mani in mano. La crescita del debito pubblico potrebbe portare a supporre che non ci saranno più incentivi... chi lo sa).

Ma se per caso fra 2 anni tua moglie avrà un parto quadrigemellare e necessiterai di un'auto più grande, la tua moneta di scambio sarà nulla (e il produttore si sfregherà le mani).


Purtroppo alcune Case motociclistiche hanno adottato criteri di sconto simili, ma impoverire l'acquirente non conviene a nessuno. Il risultato è che queste case ora stanno pagando la crisi in misura maggiore rispetto alle concorrenti che hanno cercato di omologare il meno possibile i loro prodotti e allo stesso tempo hanno evitato di svenderli in stile hard discount. Questo non significa che ha ragione chi fa pagare una moto il doppio degli altri, ma che l'originalità può ancora battere l'omologazione. Solo, ci vuole più coraggio e purtroppo pure più investimenti.


lunedì 30 novembre 2009

Qui si vende tutto a gratis!



Mi aggiro tra i concessionari d'auto. Sì, ho detto auto. Preventivo dopo preventivo dò la caccia al re degli sconti, al gran visir dell'affarone, al sommo incentivo. Inseguo il modello che si accinge ad uscire di scena e poi lo abbandono per la novità che "oh è una novità". Ascolto formule algebriche che mi fanno risparmiare offrendomi un bagagliaio di servizi di cui ignoravo l'esistenza e, vien da sé, la necessità. I polpastrelli sudano sulla calcolatrice, la vista si annebbia alla cifra finale. Ma come?

Mi aggiro tra i concessionari d'auto ed emerge un quadro desolante: nessuno dei venditori si preoccupa di spiegare le peculiarità del singolo modello. Forse perché non ci sono. Potrei scombinare gli abbinamenti venditore/auto e il risultato non cambierebbe. Dicono tutti le stesse cose, hanno gli stessi dati e non è nemmeno colpa loro.

Omologazione, ho pensato. Omologazione dei prodotti. Ma anche omologazione delle persone, del pensiero, dei gusti.

L'angoscia mi assale: fra quanto accadrà anche per le moto? O è già accaduto?

Se non è ancora accaduto è perché il motociclista è spinto dalla pulsione verso un modello e non da un ragionamento utilitaristico. Ma sarà sempre così? Alcuni segnali negli ultimi anni hanno fatto presagire il contrario e le case che hanno spinto sugli sconti sono quelle in maggiore difficoltà di vendita. E, guarda caso, quelle con i prodotti più omologati e omologanti.


to be continued...


lunedì 16 novembre 2009

Multistrade, ma dove stiamo andando?


Vorrei anch'io dire la mia sulla Ducati Multistrada. In realtà vorrei approffittarne per una riflessione più ampia, per cui andrò per le lunghe e se avete di meglio da fare vi capisco.
Per prima cosa, per evitare ogni equivoco, vorrei complimentarmi con la Ducati per aver lavorato a lungo a un progetto complesso e avere avuto il coraggio di rispettare gli impegni nonostante il momento abbia spinto alcuni concorrenti ad atteggiamenti più conservativi. Credo vada riconosciuto il merito dell'aver proposto un prodotto nuovo e complesso.
Detto questo vorrei dissociarmi dal coro di colleghi che hanno incensato la Multistrada come l'arrivo del messia, della Moto Totale. L'arrivo della Multistrada (ma non solo della MS) mi preoccupa, non tanto per la moto in sé quanto per la direzione che stanno prendendo i costruttori. E' da quando mi è dato di avere ricordi che sento parlare di concetti come la Moto Totale. Lo voglio dire una volta per tutte: balle! La Moto Totale non esiste e mi auguro non esisterà mai. Esistono delle ottime moto che fanno egregiamente un sacco di cose, ma la moto che magicamente fa ogni cosa non esiste ed è un sollievo, non solo perché non servirebbe a niente ma aumenterebbe ancora di più il processo di omologazione già in atto. Viva la diversità!
Altra balla colossale: la moto che si adatta al pilota. Blaaaah! Buuu!
La moto NON si deve adattare al pilota! E' il pilota che si adatta, che impara a conoscerla, la studia, se ne innamora (oppure no) e al limite ne lima qualche difetto con qualche aggiustamento che la avvicini al proprio gusto. Una moto deve funzionare bene, punto. E poi ci si piglia la moto che più ci assomiglia, no? Se questa moto deve assomigliare a tutti c'è già un problema di fondo: la personalità. Una moto la deve avere, si dice, ma qui si rischia la schizofrenia.
Altra cosa: mettono sempre più birra nel motore, ma poi studiano artifici tecnologici per renderlo gestibile, umano, alla portata di imbranato. Vi devo spiegare perché è un controsenso? Nel caso della Multistrada si parla di 150CV su un peso di poco più di 200kg. Un rapporto da ipersportiva vera, di quelle che fanno i tempi buoni al Mugello. A questo si aggiunge una ciclistica da sogno e gomme ribassate (qualcuno mi deve spiegare come un 190/55 sarebbe adatto al fuoristrada... e fortuna che hanno fatto un accordo con la Pirelli, perché altrimenti non ci sarebbero le gomme). E' un po' come dire: noi siamo dei fighi perché facciamo dei motori potenti, tu automaticamente puoi diventare figo di riflesso perché puoi andare al bar e vantarti dei 150CV che ti abbiamo messo sotto le chiappe, ma siccome sia noi sia te sappiamo che guidi come un cane che si è appena fatto di peyote e che le strade sono pericolose, allora ci mettiamo un bel sistema elettronico che ti rende meno handicappato. Grazie.
Altra questione: imbottiscono le moto di elettronica manco fossero uno sfilatino ai transistor. Non sarebbe nemmeno così grave se non ci raccontassero che lo fanno per noi motociclisti. BALLE! La verità è che l'elettronica presenta molti vantaggi: è economicamente vantaggiosa, è facilmente reperibile e replicabile, permette di controllare le emissioni e interviene laddove la meccanica fa la capricciosa e in più fa sembrare qualsiasi prodotto più moderno. Inoltre l'elettronica ha già mostrato un limite di durata e non voglio fare l'esempio demagogo del pc che invecchia in sei mesi, ma una volta una moto era fatta per durare, ora è fatta per essere cambiata con disinvoltura magari ogni due anni. Se per caso doveste rimanere a piedi con la nuova Multistrada (cosa che non si verificherà mai, ma poniamo l'improbabile ipotesi) che fareste? Pregate di avere il cellulare carico e il portafogli bello gonfio e di essere possibilmente non troppo lontano da casa.
Un ultimo punto ancora: il vil denaro. Giacché una moto così tecnologica è un prodotto premium costa pure come tale. Il che mi porta a pensare che sarebbe meglio aspettare e puntare all'usato. Ma poi, comperare una moto usata piena zeppa di elettronica è davvero un affare?
Qual è dunque la mia conclusione?
Non so voi, ma io preferirei che i costruttori, dopo aver reso complicato ciò che era essenziale, tornassero a rivalutare una certa semplicità. Vorrei che i motociclisti non avessero bisogno di aggrapparsi a un bottone per saper gestire più potenza, ma che potessero riscoprire le banali emozioni di un motore e due ruote, conoscere la differenza fra ciò che è solo artificiale e ciò che è artificioso. Vorrei che sentissero il bisogno di una moto, non di un cane guida che li porti al bar.

giovedì 29 ottobre 2009

Oscuri presagi


L'ottimismo è il profumo della vita, declama Tonino Guerra.
L'ottimismo è il profumo della vite, verrebbe da rispondere, perché per essere ottimisti negli ultimi tempi occorre quantomeno essere ubriachi.
La picchiata dell'economia si è arrestata, dicono i ben informati. Ma gli effetti della recessione si cominciano a vedere ora.
Ho recentemente fatto riferimento alla condizione degli operai Guzzi (in questo post) ma successivamente ho preferito non commentare la notizia della messa in vendita da parte di Harley-Davidson della MV Agusta proprio all'indomani della presentazione della nuova Brutale e non ho ancora parlato della chiusura della Buell da parte della stessa Motor Company americana. Purtroppo però a questo scenario si aggiunge la chiusura del reparto produzione dello stabilimento di Gerno di Lesmo da parte della Yamaha con relativi 66 esuberi e le brutte notizie ora cominciano ad essere un po' troppe per non farsi prendere dall'ansia di oscuri presagi.
Fra poco più di quindici giorni ci sarà il Salone del Motociclo di Milano, la grande e storica kermesse dove si presentano le novità e si respira sempre e comunque un certo ottimismo imprenditoriale. Quest'anno l'EICMA rischia di essere lo spettro di se stessa. Non ci saranno Honda e Yamaha e le Case presenti non avranno grosse novità da mostrare. Tutti a piangere sulle proprie disgrazie insomma.
Ma è veramente tutta colpa della recessione mondiale? O la recessione oltre ad essere una causa è anche una scusa?
Al momento preferisco lasciare l'interrogativo in sospeso, ma prometto che su Real-Bikes.com cercheremo di dare una risposta anche a questo quesito.
Nel frattempo tenete d'occhio il cielo, finché son corvi si può sperare. L'importante è che non siano avvoltoi, perché potrebbe essere troppo tardi.

domenica 25 ottobre 2009

Hagakiri #41



Se fossi Haga, questa sera sarei incazzato come una nutria.
Butterei la zuppa di miso fuori dalla finestra, insulterei la mia adorabile moglie e forse picchierei pure i miei incolpevoli figli. Per lo meno li manderei a letto senza cena.
Perdere un campionato ci può stare, succede. Perderlo all'ultima gara fa rosicare. Perderlo dopo che per la prima volta nella tua lunga carriera sei primo e con la moto più forte del lotto farebbe innervosire chiunque. Arrivare secondo per la quarta volta, fa girare un bel po' le balle. Che a vincere al posto tuo sia l'ultimo arrivato, ti fa diventare più verde del grinch. Che costui abbia preso il tuo posto e ti abbia battuto sulla moto che avresti dovuto guidare tu ma che hai lasciato l'anno scorso perché poco competitiva credo che spingerebbe anche il più mite e serafico degli uomini su questa terra a imbracciare il mitra e fare una strage di innocenti.
Probabilmente l'autostima di Haga questa sera è al livello di quella di un Sake Maki.
Più imbarazzato di lui credo che oggi ci sia solo Marrazzo.


p.s.: per la cronaca ha vinto uno strepitoso Ben Spies su Yamaha. L'anno prossimo Spies passerà in MotoGP, che farà Haga? Si preparerà per arrivare secondo? Io faccio un in bocca al lupo a entrambi.

lunedì 5 ottobre 2009

La cimice del polesine



In ogni stagione il motociclista ha almeno un nemico proveniente dal regno animale da cui guardarsi. Tenderei ad escludere in questa osservazione i mammiferi in possesso di patente e /o mezzo di locomozione, la cui devastante pericolosità merita una trattazione riservata e la cui permanenza durante tutto il periodo dell'anno non li rende di fatto stagionali. Intendo esseri viventi di specie tendenzialmente meno violente, ma che sanno come portarsi all'attenzione del motociclista durante determinati periodi. Vespe e calabroni in primavera, farfalle e falene nelle serate più calde, gabbiani, tucani e quant'altro. Tra questi nemici uno più degli altri sa colpire a tradimento. Come recita il titolo mi riferisco alla cimice, insetto mefitico tra i più subdoli che il creato possa annoverare. L'incrocio furtuito di un centauro con una cimice è sempre occasione di riflessione. Vi parlo della cimice perché è questo il periodo durante il quale è più facile imbattersi nel simpaticissimo animaletto verde.
Ieri, ad esempio, attraversavo indisturbato il polesine, come c'ero finito chissà, quando ho riconosciuto l'inconfondibile inebriante olezzo. Dopo qualche minuto di persistenza ho realizzato che non si trattava di una delle tante attrattive del luogo, ma delle drammatiche conseguenze di uno scontro. La cosa mi ha disturbato, perché ero convinto che l'avrei fatta franca: consapevole della stagione e allarmato dall'abnorme presenza nella zona rodigina di insetti mossi da istinti suicidi avevo chiuso la visiera del casco convinto di essermi messo al sicuro. Ma, ripeto, la cimice è bestia subdola. Probabilmente la cimice conduce pure una vita di merda, isolata anche dagli altri insetti per quel suo problemino. Come il compagno di classe che non si lava. Dev'essere ancora più dura quando a evitarti sono degli insetti! Insomma, essere schifati da una mosca, che molto schizzinosa non mi è mai sembrata, non deve far bene alla propria autostima. E' perciò comprensibile il motivo per cui la cimice desideri farla finita con un gesto eclatante e farla pagare a tutti. La cimice in cui mi sono imbattuto io era particolarmente astuta: ha evitato la visiera e si è gettata direttamente anima e corpo nell'orifizio della presa d'aria.
Il suo eroico gesto mi ha regalato una giornata intera di nausea e fastidi vari che non sto qui a elencare ma che hanno superato di gran lunga quelli causati da una prolungata sniffata di uni posca.

Lezione numero 5: la cimice del polesine è addestrata da Al Qaeda. Non pensare di farla franca.

giovedì 1 ottobre 2009

Qualcosa di nuovo


La Brutale ha un po' rotto i maroni. In senso buono intendo. Sembra che qui in Italia quando si fa una moto dall'estetica superlativa e originale si viva poi nell'angoscia di poterla rovinare. Pensate al Monster: in Ducati ci hanno messo 14 anni prima di rovinarlo. Il risultato non è stato poi nemmeno così deplorevole, almeno dal punto di vista stilistico. In MV Agusta per anni hanno cercato di sfornare sempre nuove Brutale nel terrore di cadere nell'errore (e con un occhio sempre sul portafogli) facendo di necessità virtù. Una mano di arancione, una decal nuova, una messa a punto al motore e via così. Mica come i giapponesi che ogni due anni stravolgono e uccidono senza ritegno le loro moto per forzare il mercato. Ogni anno una nuova Brutale ma è la stessa dell'anno prima.
D'altronde come dare torto ai Castiglioni & Friends? Alla faccia dei soldi che costa la Brutale è sempre stata venduta bene e se non fosse per lei la MV non sarebbe riuscita a tirare avanti con le sole F4.
L'arrivo della Harley-Davidson comincia però a mostrare qualche risultato. In questi giorni è stata infatti presentata la Brutale 2010. Per prima cosa si può notare l'insolito periodo scelto per la presentazione: come da consuetudine harleysta le novità arrivano prima dei saloni invernali. In genere la gamma americana esordisce in estate, una scelta che comporta una differenziazione rispetto a tutte le altre case. In secondo luogo per la prima volta nella storia della Brutale si può effettivamente parlare di un restyling! Non ho avuto ancora il piacere di vedere da vicino la nuova Brutale, ma dalle foto mi sembra che il lavoro dei designer sia stato molto delicato e appropriato. In pieno stile H-D sono cambiati solo i dettagli: la visione d'insieme restituisce immediatamente quella che è per tutti una Brutale. Ma da vicino ci si può gustare una linea totalmente ridisegnata con finezza. Non so se il merito sia da dare totalmente alla Harley-Davidson ma il risultato mi sembra comunque un ottimo segnale per il futuro della MV.
Non mi inoltro tra i particolari tecnici, le due cilindrate e le due versioni, il traction control eccetera. Mi interessava soltanto considerare che talvolta si può aggiornare un mito dello stile senza perdere la testa.

foto MV Agusta.

giovedì 24 settembre 2009

Solidarietà


Solidarietà. Una parola che spunta quando c'è crisi, un termine spesso inflazionato. Ma ci sono tante forme di solidarietà e quando pensi di averle viste tutte ne saltano fuori di nuove. Sabato ne ho avuto un altro esempio. I 150 operai della Moto Guzzi, che da inizio anno stanno lavorando a singhiozzo, da qualche tempo manifestano preoccupazione per il proprio futuro ma soprattutto disaccordo con le scelte della proprietà, la Piaggio di Colaninno. Hanno deciso di scendere in piazza o meglio davanti al portone del civico 57 di via Parodi a Mandello Del Lario, la storica sede della Guzzi. Ne hanno dato prima comunicazione su qualche sito internet di appassionati così davanti a quel portone, sotto la pioggia, si sono trovati in 2000. Giovani e meno giovani, guzzisti e non, però tutti preoccupati che la storica fabbrica venga trasferita in un'altra sede del gruppo.
Attorno un paese che ha accolto tutte queste persone e organizzato il loro vitto con uno splendido stand gastronomico e il loro alloggio, mettendo a disposizione il lido per piantare le tende. Davanti a tutti c'era anche il sindaco di Mandello che ha ufficializzato come la Guzzi sia un capitale per tutta la cittadinanza locale.
Ma quello che ha colpito è l'attaccamento incondizionato che i clienti di questo marchio hanno nei confronti delle persone che hanno costruito le loro moto. Motociclisti sono arrivati dal nord europa e chi non ha potuto essere presente ha organizzato una marcia alternativa, come quella che si è svolta in contemporanea a Parigi. Eppure la Moto Guzzi, è inutile negarlo, ha avuto più volte modo di deludere le aspettative. Questo non ha nulla a che vedere con la solidarietà verso i lavoratori, ma aiuta a far capire come queste persone siano disposte a sacrificarsi per una moto che è uno stile di vita. E chi possiede la fabbrica che produce questa passione non è in grado di capitalizzarla.
La Moto Guzzi a Mandello è un pezzo di Italia. Può piacere o meno, ma è uno dei modi di vivere l'italianità ed è perciò un capitale per tutti, non solo per quei pochi che ci lavorano.


Foto Coolhand, 19 settembre 2009. Nella foto un cliente Moto Guzzi particolarmente affezionato al marchio è arrivato dalla Germania per una personale cerimonia.

mercoledì 16 settembre 2009

Sub metropolitano


Piove che sembra mandata da nostro Signore in persona. Siamo a metà settembre, ma pare di aver già saltato a piè pari l'autunno. Diluvia dal week-end e oggi che è mercoledì la situazione comincia ad essere un pochino antipatica. Se non altro è questione di monotonia. Fortuna che ieri sono andato a comprarmi il mio nuovo completo da sub.
Inspiegabilmente, infatti, sul più bello che la stagione decide di regalarmi ettolitri d'acqua ogni accessorio vagamente impermeabile sparisce magicamente. Così lunedì mattina, per iniziare al meglio la settimana lavorativa, ho affrontato i 200 km che separano i miei affetti dal mio ufficio senza lo straccio di una tuta antipioggia.
Dopo due giorni le mie mutande non si sono ancora asciugate.
Martedì mi sono detto fiducioso e sempre memore degli insegnamenti del corvo mi sono detto: "non può piovere per sempre". E poi in città mica servirà coprirsi no? Come se fossi al mio primo acquazzone metropolitano mi sono diretto al lavoro in converse e jeans. Tra l'altro battendo i denti a causa delle temperature siberiane. Mi è andata discretamente di culo, nel senso che sono riuscito a parcheggiare prima dello scroscio violento. Però ho fatto l'uomo saggio e non appena il cielo ha concesso una tregua mi sono fiondato ad acquistare un completo antipioggia ultra mega compatto e completo. Ho preso persino copri scarpa in gomma vulcanizzata e guanti simil massaia che fanno sembrare le dita della mia mano 5 camere d'aria da bicicletta. Sono uscito guardando il cielo con aria di sfida e il cielo, giustamente, mi ha punito. Non appena ho legato per bene tutte le confezioni sulla moto una pioggia monsonica mi ha investito senza pietà.
Da oggi per uscire inizierò a prepararmi un'ora prima e mi coprirò di lattice nero per la gioia di tutti i fetish metropolitani.

Lezione numero 4: il centauro non è fatto di zucchero. Però nei giorni di pioggia si accompagna volentieri a un caffé caldo.

Foto Coolhand. Nella foto la mia mano sinistra.

lunedì 14 settembre 2009

Hill's Race 2009 #8

1000 cavalli for sale.Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nella foto la Chevrolet Nova degli svizzeri Warson Motors e il suo motore che eroga circa un migliaio di CV e che è in vendita.

Hill's Race 2009 #7

Campari?

Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nella foto una bottiglia di Campari.
Vuota.

domenica 13 settembre 2009

Hill's Race 2009 #6

Goin' Banana!


Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nella foto la Chevrolet Nova da oltre 900 CV (!!!!) dei fratelli Scapoccin.

Hill's Race 2009 #5

Un ironhead da pirati.



Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nelle foto il chop dei toscani di Pirate Garage.

sabato 12 settembre 2009

Hill's Race 2009 #4

Macumba!
Da 900 CV.


Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nella foto la Chevrolet Bel Air di Hot Rod Garage di Rimini.

Hill's Race 2009 #3

E' lui o non è lui? Certo che è lui.



Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nella foto la Dodge Charger dei cugini Duke.

venerdì 11 settembre 2009

Hill's Race 2009 #2


Una Royal Enfield Bullet 350 modificata con sobrietà per emulare le indimenticate Manx si infiltra nel Bike Show riservato a chopper e bobber. Avrebbe meritato un premio per aver superato la timidezza. Il suo proprietario si è comunque meritato una birra. E chi la sposta da lì?

Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand

Hill's Race 2009 #1

Hills Race 05, 06 settembre 2009 - foto Coolhand. Nella foto un treno di gomme... ah e una Mustang da 400 CV.

venerdì 4 settembre 2009

1st love for sale

Causa mancanza di spazio e tempo, vendo il mio primo amore. Lo so è una cosa brutta e non si fa, ma cercate di capirmi. Vederla ferma a prendere polvere mi strazia il cuore, è uno spettacolo a cui non voglio e non posso assistere. Le foto che vedete sono state scattate il maggio scorso, quindi come si dice poche balle, questa è la moto come è ora e non com'era. Si tratta di una Honda CB400N classe 1981, con 40.000 km (originali!) all'attivo, usata ma tenuta con rispetto sia da me sia dal precedente proprietario. La meccanica è completamente originale e la moto è (ovviamente) funzionante. Come tutte le nonnine ha bisogno di qualche piccola cura e chi vi dice il contrario vi sta fregando. Se siete interessati sarò ben felice di darvi ogni dettaglio e ovviamente è in vendita al miglior offerente. Non credo che mi farà diventare ricco...



p.s.: ad essere proprio sinceri, sinceri... non è il mio primo primo amore. Ma è la mia prima moto vera, mettiamola così. Mi ha fatto scoprire molte cose, alcune delle quali le leggerete su questo blog. Su avanti, che aspettate? è un affare!!!!

giovedì 3 settembre 2009

Le scimmie di Copenhagen





Questa volta non voglio annoiarvi con le mie storielle, vorrei soltanto che deste un'occhiata a queste moto che sono essenza, ma non solo nel senso di essenziale come spoglio, bensì nell'accezione di nucleo, cuore, anima, nocciolo di un purismo su cui si calca forse un po' troppo la mano ma che comunque ha molto da insegnare a coloro che in una moto vecchia vedono soltanto una moto vecchia. E ha molto da dire anche a coloro che in una moto vecchia vedono necessariamente un pezzo da collezione, da lucidare in maniera compulsiva senza mai farlo scendere dal suo piedistallo.
Le Wrenchmonkees sembrano percorrere un'altra linea temporale, vivono un eterno presente in bilico tra un glorioso passato di corse clandestine e un arido futuro alla Mad Max.





Il gruppo di amici danesi ha aggiornato sia graficamente sia nei contenuti il proprio sito, vi invito a farci un salto: www.wrenchmonkees.com. C'è anche una sezione shop dove acquistare i loro pezzi... credo che non potendomi permettere la "Gorilla Punch" mi concederò almeno una T-shirt.



mercoledì 26 agosto 2009

Lo Zen e l'arte dello smadonnamento



Uno degli aspetti più piacevoli dell'acquistare motocicli che contano l'età in doppia cifra è che te ne devi immediatamente prendere cura. Non è come andare in un concessionario, passare in rassegna le bellezze appena presentate all'ultimo salone di Milano, sventolare un assegno sotto il naso del venditore e portarsi a casa l'ultimo ritrovato della tecnica dueruotista, no. Non è come ritirare la moto nuova di trinca e luccicante che trasuda tecnologia da ogni bullone nella sua colorazione "valentinorossiversuagolimitededition" e fiondarsi per strada per vedere se il limitatore mura o taglia o... No. Prendersi una moto vecchia è sofferenza, per questo è quanto di più vicino all'essenza stessa del motociclismo (o del masochismo). Non ridete per favore, ho appena iniziato. Prendere una moto vecchia avvicina alla beatitudine, perché si è certi di fare del bene a se stessi e al prossimo. La compri quando non la vorrebbe nessuno e la custodisci, così, quando dopo altri dieci anni comincerà ad apparire nei listini del mercato d'epoca, si scoprirà che è irrimediabilmente vecchia e logora. E tu a quel punto sarai certo di aver intrapreso un percorso salvifico. E se credi nella reincarnazione, beh... sarai consapevole di essere stato almeno Gengis Khan in una delle tue vite passate. In definitiva acquistare una moto vecchia avvicina a Dio, qualsiasi sia il tuo Dio. Peccato che basti farla accomodare nel tuo garage per rifarti allontanare da Dio, dal Paradiso e da ogni odore di santità, incenso compreso. Come dicevo, quando si porta a casa una moto vecchia occorre adoperarsi violenza perché non si può saltarle in groppa e tentare di trovare il fondoscala di tachimetro e contagiri contemporaneamente. Occorre pazienza zen. Un po' come rastrellare la sabbia. Bisogna accertarsi intanto che i pezzi ci siano tutti e per seconda cosa che gli organi vitali oltre ad esserci godano anche di buona salute. Dopo di che si afferra una chiave del 12, un paio di brugole a caso dal cassetto degli attrezzi, un cacciavite che serve sempre non si sa mai, e si comincia a smontare. Cosa? Non importa, tu smonta. Ovviamente le viti sono arrugginite e non le sblocchi nemmeno a calci. Dopo 4 bombolette di svitol, quando sei assuefatto dai fumi, il pezzo ti rimane in mano perché si è innescata una reazione chimica tra le molecole dello svitol e quelle della plastica del secondo paleolitico resa porosa e secca dagli anni passati nel famoso pagliaio (tutte le moto vecchie sono state in un pagliaio e prima venivano usate solo da una maestra di paese per andare a scuola per questo hanno pochi km e sono un vero-affare). Il risultato è che dove prima avevi sparato svitol ora c'è cenere. Fai un bel respiro profondo e torni sereno. Alla fine non ti importa, anzi ne sei felice perché hai appena comprato su ebay un tornio d'officina del '34 e non vedi l'ora di poterlo usare per ricostruirti i pezzi nuovi. Ovviamente la tua abilità con il tornio è paragonabile a quella di un novantenne con un game boy DS con il brain training per cui le settimane che passerai a tornire produrranno unicamente uno smisurato consumo energetico. Consumerai più corrente elettrica tu che Dalmine. Nel frattempo i tuoi amici con le moto nuove hanno già fatto il giro di mezz'Italia e cambiato tre treni di gomme mentre tu concludi che quei pezzi che volevi fare al tornio in fin dei conti non sono indispensabili. Così ti concentri sulle operazioni realmente necessarie e sufficienti per rimettere la moto su strada. Della verniciatura, degli specchietti e degli indicatori di direzione, decidi, te ne occuperai in futuro così come di rifoderare la sella da cui spunta una molla (una molla? ma che sella è?). Gli pneumatici in fin dei conti sono ancora buoni, anche se l'inutilizzo li ha resi esagonali e più che di gomma sembrino di porcellana Ming ti convinci che ci farrai comunque "la stagione", cioè i prossimi cinque anni. I freni avrebbero giusto bisogno di una revisioncina (tradotto: non esiste collegamento tra leva e pinza) ma sorridi e con sguardo beffardo ammiri il sole esclamando "i veri manici non frenano MAI". A quel punto perché mai preoccuparsi degli squarci sui silenziatori, dell'assenza di olio nella forcella che a ogni buca raglia come un somaro o del fatto che i cilindri sono in numero pari mentre i carburatori sono dispari. Nel tuo avvicinamento alla beatitudine riesci con degno a trattenere l'istinto che ti porterebbe a contare il numero delle valvole su ogni cilindro, tanto valvola più, valvola meno... In conclusione ti limiti dunque all'unica operazione realmente necessaria: metti benzina e spingi. La tua strada si illumina e avviene il miracolo: si accende. Eureka! Eureka! esclami chiamando a raccolta tutto il vicinato. Impaziente cacci dentro la prima e solo allora ti accorgi che manca la catena. A quel punto i tuoi nervi cedono tutti all'improvviso. Gli occhi pesti, vorresti frignare ma, cribbio, sei un centauro! Poi ti fai forza, sai che non puoi mollare così, proprio ora. Decidi che una catena vale l'altra e inizi a deturpare la Graziella di tua madre (che mi auguro non si chiami Graziella). Sul più bello ti accorgi però che ti mancano gli attrezzi giusti; mentalmente ne fai la lista più volte partendo sempre, è ovvio, dal ponte. Prepari la letterina a Babbo Natale, ma poi guardi il calendario Pirelli ed è agosto e aspettare cinque mesi per il kit del piccolo meccanico potrebbe essere snervante. Alla fine fai l'unica cosa che sai davvero fare: telefoni a un meccanico e gli porti la moto. Ma nel farlo usi la massima attenzione: non puoi andare dal meccanico più vicino e nemmeno nella maxi officina dove i tuoi amici hanno acquistato le loro moto nuove. Deve essere una ricerca degna del KGB. Il TUO meccanico dev'essere un perfetto sconosciuto che fa l'eremita nei boschi, un vero esperto, l'unico nell'emisfero boreale a conoscere ad occhi chiusi quel rottame che ti sei portato a casa (il tempo dei vezzeggiativi è già passato). E una volta individuato lo devi convincere. Non è che basta portargli la moto, no, lo devi impietosire perché lui si è ritirato, ora fa l'eremita e non ne vuole più sapere di moto vecchie. Ma lui conosce i sacri testi e lo zen, tu no. Così ti trasformi in checca isterica e sei pronto ad esaudire qualunque suo desiderio. Qualunque... Conscio che costui fa l'eremita e che da anni vede soltanto capre. Passeranno mesi senza che tu abbia più notizie del tuo ferro vecchio ma abilmente dissimulerai il tuo stato di non-centauro indossando occhiali scuri, cappello e un lungo impermeabile color cappuccino, glissando sulle domande di amici e parenti. Finché un giorno il trillo del telefono ti riporterà tra i vivi. Accorri carico di speranza nella capanna in mezzo ai boschi curioso di carpire i segreti del grande maestro zen, di sapere il come e il percome, il dove e il quando. Ansioso come un bimbo il primo giorno di scuola muori dalla voglia di apprendere, ma l'eremita si limita a sbuffare, grattarsi il cavallo dei pantaloni e a presentarti sul tavolo di lavoro unto un foglietto a quadretti con su scritto a lapis il prezzo della "valentinorossiversuagolimitededition" del tuo amico. Controlli e ricontrolli ed è proprio la stessa cifra esatta, come avrà fatto? Ma lui non è un indovino e quella è la sua parcella. Paghi perché ormai non ne te ne può fregar di meno finalmente hai la tua moto e questo solo conta. In fondo anche a parità di prezzo la tua è una moto da macho, una moto di carattere (faremo una puntata a proposito). Dopo tanto tempo ci sali in sella, sorridi come un'idiota, ti infili la giacca di pelle, accendi e vai... Sono i cinque minuti più belli della tua vita. Ma passano dannatamente in fretta. Al terzo tornante la catena (che ovviamente è quella di una Graziella) si snocciola come un rosario (lo stesso che mentalmente stai ripetendo infarcito di qualche intercalare) tiri il freno ma ti accorgi che non è vero che hanno inventato il collegamento wireless come ti ha detto l'eremita. Soltanto un cespuglio accorre dunque in tuo soccorso e ferma la tua nobile corsa. Una volta calato il sipario non puoi fare a meno di porti delle domande tipo "è davvero più pirla quel fighetto del mio amico?" oppure "mi fa più male il braccio rotto o la vaga idea di averlo preso nel XXXX?". Una cosa è certa tu non sei un fighetto e domani si ricomincia.

Lezione numero 3: ci sono molti modi di avvicinarsi alla beatitudine, ma la manutenzione di una moto vecchia è decisamente il più doloroso.


venerdì 7 agosto 2009

Mentire non è mai una soluzione



Ciò non toglie che talvolta una piccola bugia possa rappresentare un utile escamotage quando non hai intenzione di fornire spiegazioni troppo dettagliate. Così ho preso alla lettera la "lezione 1" e ho acquistato una nuova moto. Nuova per me intendo, ma ovviamente vecchia. Dico ovviamente perché le mie risorse finanziarie sono quanto mai prossime allo zero assoluto e perché comunque ho sempre trovato nelle moto vissute un certo fascino che le moto nuove non hanno. In fondo sono capaci tutti di sfogliare un catalogo, recarsi dal concessionario, pagare quanto dovuto e attendere la consegna. Acquistare una moto usata ha tutto un altro gusto: quello della ricerca. E poi come spesso accade è la moto che trova te e non viceversa. Sì lo so sono patetico, ma dovrò pur trovare qualche giustificazione al fatto che continuo ad acquistare moto che contano gli anni in doppia cifra. Questa volta però sono passato a qualcosa di decisamente più moderno. Da un po' di tempo in effetti non me la sentivo più di affrontare trasferte medio lunghe con la Cibina. Col tempo sono diventato esigente. A forza di provare moto nuove e performanti, lo ammetto, ho cominciato ad avere delle difficoltà a guidare un 400 da meno di 40 CV e 30 anni sul groppone in autostrada. E poi i bagagli, la sicurezza, l'affidabilità ecc. ecc. 
Così dopo aver valutato quasi ogni moto prodotta negli ultimi vent'anni e un lungo periodo di ricerche ho comprato quella che mi sembrava la moto migliore acquistabile con quella cifra. In buona sostanza con meno di 2000 euro mi sono aggiudicato una Kawasaki Zrx 1100 del 2000 (della quale vi parlerò profusamente in futuro). Quella che vedete in alto è infatti la foto dell'annuncio. Sì, ma cosa c'entra questo con le bugie? Da quando ho portato a casa il bestione verde di cui sopra sto mentendo spudoratamente: "No, ti dico che la moto non è mia...". E in particolare a chi posso mentire se non a mia madre? Rassegnatasi all'idea che guidi un siffatto ordigno non può accettare che nelle mie condizioni economiche "spenda soldi per un capriccio". Hai voglia spiegarle che non è un capriccio ma il mio unico mezzo di locomozione e che i soldi non servono a nient'altro che ad acquistare cose.

Nick:  "Comunque me l'hanno prestata
Mamma: "Chi?"
Nick: "è per un servizio"
Mamma: "Per che giornale?"
Nick: "Dàii il solito..."
Mamma: "Ma è vecchia!"
Nick: "Non è vecchia è matura".
Pausa.
Mamma: "Sì, ma se si rompe chi paga?"

Lezione numero 2: un centauro può mentire a chiunque, ma mai alla mamma.

p.s.: e pensare che non vivo con mia madre da una decade. Siamo proprio italiani.

martedì 4 agosto 2009

Un privilegiato


Per alcuni amici o anche persone semplicemente incontrate per strada, io sarei una sorta di privilegiato. E in effetti dal loro punto di vista non so proprio come potergli dare torto. La ragione del mio presunto privilegio è il mio lavoro (o presunto lavoro per come la vede mia madre). Ho scelto di campare occupandomi di moto, c'ho provato e ci sono (quasi) riuscito. Vorrei rassicuravi sul fatto che è molto più dura di quel che sembra. Il fatto è che quando si è motociclisti si vive chi più chi meno con un sogno nel cassetto: quello di esserlo per mestiere. Anche per me era così. Chi ha il pallino della velocità vorrebbe essere pagato per correre e chi ha il pallino per raccontare i fatti suoi agli altri vorrebbe essere pagato per farlo. Io, come avrete di certo intuito perché siete persone sveglie, appartengo alla seconda categoria. Quindi sono un giornalista. Ma mica per finta, lo sono per davvero. Ho pure fatto l'esame (altro capitolo di cui parleremo magari un'altra volta). In definitiva faccio il giornalista e mi occupo di moto: sto già vedendo la vostra espressione. La conosco bene. Alcune fanciulle stanno pensando: "ma quand'è che cresci? Trovati un lavoro vero". Buona parte dei maschietti sta però pensando: "Figata. Provi le moto e sei sempre in giro". E pochi secondi dopo arriva la domanda: "Ma se distruggi una moto chi la paga?". In realtà tutti stanno però pensando a cosa posso aver fatto di così meritevole per essermi aggiudicato questo stramaledetto privilegio. Essere pagato per non fare un cazzo e andare in giro con le motorette nuove tra le chiappe. Il solito culo. Tanto di quel culo che non ci pago nemmeno l'affitto, ma lasciamo perdere. Il solito paraculato. Tanto paraculato che ho cominciato a lavorare spedendo degli articoli alle riviste mentre facevo l'università e prima di approdare in una redazione non conoscevo nessuno ma dico nessuno nemmeno uno straccio di magazziniere che lavorasse nel settore moto o nell'editoria. In effetti però è un lavoro figo non lo nego e ha molti aspetti positivi che non sono né quello di provare le moto nuove né quello di essere più o meno in giro per il globo terracqueo (vi assicuro che come la maggior parte dei miei colleghi vivo inchiodato a una sedia e a un pc). Il vero aspetto positivo è che mi posso occupare professionalmente di ciò che seguirei comunque come hobby e di conseguenza ho molto più tempo per apprendere, conoscere, incontrare. Volete mettere il vantaggio di non essere disturbati da vostra moglie mentre leggete una rivista di moto perché "cara perdonami ma ora sto lavorando"? Questa è la vera figata, il vero privilegio. "No amore, non posso accompagnarti dalla prozia Clara perché devo assolutamente montare questo impianto di scarico per domani. Sai devo fare un servizio". Tanto lei mica lo sa che lo scarico ve lo siete pagati voi distraendo il budget annuale destinato ai latticini, che non c'è nessun servizio da fare domani e che per giunta la moto non è in prova ma è la vostra!

Lezione numero 1: il vantaggio di essere un motogiornalaio è che puoi mentire su tutto ciò che riguarda le moto.

(foto di Max Serra. Nella foto io e una H-D XL 1200 C m.y. 2007)