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lunedì 8 novembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
martedì 2 febbraio 2010
Parla in dialetto, ma NON è una supermoto
Probabilmente nessuno le ha mai spiegato che per i motociclisti l'espressione "supermoto" ha un'accezione ben precisa e quindi mi arrogo io il diritto/dovere di darle questa definizione. Tale espressione non sta per "moto super" cioè che per esempio va a benzina super o che è il nonplusultra delle due ruote motorizzate, ma sta per supermotard che apparirà assurdo ma è una vera e propria categoria. Le supermotard, infatti, sono nate come "spin-off" del fuoristrada negli anni Ottanta e, al contrario di quello che si crede, sono nate negli USA. Il vero sviluppo di questa "scuola di pensiero" che prevede lo sliding, la derapata, come credo assoluto è però avvenuto in Francia nel decennio successivo, da qui il termine che unisce appunto il prefisso super con motard che significa letteralmente motociclista nella lingua dei cugini transalpini. Negli ultimi anni l'espressione è stata tradotta in italiano con supermoto per l'appunto, che definisce anche la disciplina sportiva e il campionato relativo. Ma attenzione! Se si scrive Supermoto con la S maiuscola si intende invece uno specifico modello della KTM! (eh lo so è un mondo pieno di insidie)
Errore comune: altro inciampo frequente è cadere nella tentazione anglofona di sostituire supermoto con Superbike, termine che quarant'anni fa veniva utilizzato per indicare le moto di grossa cilindrata, dai 750 in su, ma che nell'ultimo ventennio ha assunto un significato ben preciso. Superbike (o SBK) con la S maiuscola è il campionato riservato alle derivate di serie più potenti e di conseguenza ne indica anche la categoria commerciale (in genere con la s minuscola).
Dopo tutta questa pedanteria passo dal titolo dell'articolo al suo non meno notevole svolgimento.
Non mi soffermo molto sugli "operai che piegano il ferro e sui falegnami che trasformano il legno" (perché rovinare la poesia?) e sorvolo col sopracciglio levato sulla "guida europea, scattante" e arrivo fino all'espressione che mi ha illuminato e che cito testualmente:
"...Tanto per capirci, una vita (immagino fosse via) di mezzo tra 'Easy Rider' e le acrobazie di Scamarcio in 'Tre metri sopra il cielo'Ora, siccome anch'io vivo di scrittura, mi posso immaginare la soddisfazione dell'autrice per aver partorito questa frase, l'orgoglio per il guizzo, il piacere tutto personale per aver trovato un paragone che potesse essere chiaro a tutti e permettesse a lei di chiudere un'espressione ad effetto.
Suppongo che la collega abbia visto entrambi i film. Suppongo.
Suppongo altresì che abbia una vaga idea della differenza tra Peter Fonda e Riccardo Scamarcio. Se non ce l'ha gliene offro una io: Fonda ha fatto quel film perché era (ed è) un convinto motociclista e aveva un messaggio da sottoporre, Scamarcio (contro il quale, intendiamoci, non ho nulla) non mi risulta. Né l'uno né l'altro. Inoltre le sequenze in moto del capolavoro mocciano non le ha girate di certo Scamarcio ma Ermanno Bastianini, noto stuntman romano e collaboratore della rivista Special.
Pensare a Easy Rider paragonato per qualsiasi motivo a TMSC mi provoca i brividi.
La cosa che vorrei far notare alla collega del Corriere è che la sua espressione, specie per un motociclista, non ha alcun senso. Possiamo disquisire per ore dei motivi, ma fondamentalmente questa frase non ha senso perché "le acrobazie" sono un'azione che si fa con una moto, QUALSIASI MOTO, mentre Easy Rider era la storia di due motociclisti che scappano dall'omologazione sociale americana (e dalla Polizia) inseguendo l'eterno sogno della libertà e per farlo utilizzano due motociclette costruite in casa che vengono dette "chopper". E' come dire che io sono una via di mezzo tra "Ritorno al Futuro" e il "Gabibbo". Ma che vor dì? In secondo luogo non ha senso perché la Duu non è questo, ma una creazione artigianale con una forte caratterizzazione e non è di certo una via di mezzo tra niente. Non è una via di mezzo, tanto meno tra due estremi che non stanno sullo stesso piano. Se proprio vogliamo trovarle un insieme all'interno del quale inserirla, sarà quello pur vago di "roadster".
Infine, nota curiosa, scopro che "Crepaldi è un'officina di aneddoti". E pensare che lo conosco e mi è sempre sembrato un uomo o meglio un personaggio, un gran bel personaggio.
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